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Chatbot e AI nel sito: da oggi scatta l’obbligo di dichiarare

Dal 23 ottobre in Italia entra in vigore l'AI Act: se usi chatbot o contenuti generati da AI nel tuo e-commerce, devi dichiararlo. Altrimenti il rischio è concreto.

Dedalux 5 min di lettura

Da oggi, 23 ottobre, la legge italiana sugli algoritmi ha una autorità che controlla e punisce. Non è una minaccia vaga per il futuro: è in vigore adesso, e se nel tuo sito o nella tua app usi un chatbot o contenuti generati da intelligenza artificiale, devi dichiarare esplicitamente che lo sono. Non lo hai fatto? Il rischio è una multa fino a 15 milioni di euro o il 3% del fatturato mondiale annuo.

Cosa cambia oggi per gli e-commerce

Dal 23 ottobre entra in vigore il decreto legislativo n. 179/2026, con il quale l’Italia completa il proprio sistema di controllo sull’intelligenza artificiale. L’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN) diventa l’autorità che vigila sui sistemi di intelligenza artificiale e fissa le multe.

Se vendi online, l’articolo che ti riguarda da subito è l’articolo 50 dell’AI Act europeo. Chatbot e contenuti generati con AI vanno dichiarati. Non basta metterli nel sito: devi comunicare chiaramente al cliente che sta interagendo con un sistema artificiale o leggendo un testo creato da una macchina.

Questo vale se il chatbot risponde alle domande dei clienti, se usi AI per personalizzare le raccomandazioni di prodotto, se generi descrizioni di articoli, se crei immagini dei tuoi prodotti con strumenti come Midjourney o Photoshop con il generatore incorporato. Vale anche se il tuo assistente virtuale raccoglie dati personali: in quel caso c’è un doppio obbligo di trasparenza, verso l’utente e verso l’Autorità garante della privacy.

Le sanzioni sono serie

Per gli obblighi di trasparenza verso gli utenti su chatbot e deepfake, la sanzione massima è 15 milioni di euro o il 3% del fatturato mondiale annuo. Per le PMI, microimprese e start-up innovative, si applica il più basso dei due valori.

15 milioni sono i massimali legali, non accadrà certamente al primo controllo, ma il discorso è più sottile: se la ACN scopre che stai usando un chatbot non dichiarato e raccoglie dati personali, la violazione entra in un contesto di rilievo nazionale. Gli esempi reali di controlli su piattaforme e siti con pratiche scorrette già esistono, con il decreto di oggi l’ACN ha finalmente il potere di elevare una multa vera.

Chi rischia di più

Il rischio cresce se il tuo chatbot o i tuoi sistemi AI prendono decisioni: se per esempio automaticamente rifiutano ordini, o filtrano clienti in base a profili predetti. In quel caso entra in gioco l’articolo 5 dell’AI Act, e le sanzioni salgono a 35 milioni di euro o il 7% del fatturato.

Altro caso esplicito: se usi un video promozionale con il volto di un influencer, di un cliente o di un personaggio noto generato da AI senza autorizzazione. Il testimonial ricreato senza autorizzazione è uno dei rischi concreti; dichiarare che un contenuto è artificiale non sostituisce il consenso a usare il volto o la voce di qualcuno.

Come mettersi in regola

Cominci a controllare cosa c’è nel tuo sito. Se usi un chatbot fornito da un software terzo, guarda la documentazione: il fornitore dovrebbe già avere adattato lo strumento alla norma europea. Se non lo ha fatto esplicitamente, contattalo e chiedi che aggiunga la dichiarazione di AI.

Se hai contenuti generati da AI (testi, immagini, video), crea una sezione con le informazioni di trasparenza. Dove oggi scrivi “Contatta il nostro assistente”, aggiungi “assistente basato su intelligenza artificiale”. Dove pubblichi una descrizione di prodotto creata da algoritmo, scrivilo. Sembra una cosa minimale, ma è il punto di partenza legale.

Se il tuo chatbot raccoglie dati di contatto, deve farlo con una privacy policy che menzioni esplicitamente l’uso di AI. E la collezione dei dati deve avere una base legale: consenso esplicito del cliente, oppure legittimo interesse chiaramente spiegato. L’AI Act non sostituisce il GDPR, semmai lo rafforza.

Non è una scadenza lontana

Questa non è una norma che scatta tra due anni. Dal 23 ottobre 2026 entrano in vigore le sanzioni, le regole sul lavoro, i segreti commerciali. La fase transitoria è già passata. Se scoperta oggi, una violazione non avrà nessuna indulgenza sul fatto che non sapevi.

Se il tuo sito ha un chatbot, controllalo subito. Se lo hai sviluppato internamente, contatta lo sviluppatore e chiedigli di aggiungere la dichiarazione di trasparenza. Se lo hai comprato da una piattaforma, verifica che sia già conforme. Se non vuoi problemi, è il primo giorno utile per mettersi in regola.

Se usi AI nel tuo e-commerce e vuoi capire come adeguarti alla norma in modo concreto, senza promesse vuote di compliance automatica, il percorso è verificare cosa hai nel sito, aggiungere le informazioni richieste e tenere traccia scritta di dove usi l’IA. Un assistente ben strutturato e conforme alla norma aumenta la fiducia dei clienti nel tuo sito, non la diminuisce.

Fonti

Questo articolo è stato redatto con l'assistenza dell'intelligenza artificiale, sulla base di fonti pubbliche citate nel testo.

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